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Paragrafo 5 . Le attivit manifatturiere e mercantili.

     
Nel  settore manifatturiero la contrazione del mercato conseguente  al
declino  demografico determin un calo della produzione, che  per  fu
compensato da una diversificazione delle merci prodotte.
     La  concentrazione  della ricchezza nelle mani dei  sopravvissuti
alla  pestilenza aveva infatti determinato una crescita della  domanda
dei  beni pi costosi e di lusso; crebbe quindi la produzione di armi,
di  vetrerie e di tessuti di pregio, in particolare della seta,  nella
quale  si  specializzarono alcune citt italiane, tra  cui  Firenze  e
Lucca. Contemporaneamente, e in misura maggiore, aument la produzione
di beni di uso comune, come grani, vini e stoffe non pregiate, vendute
a  prezzi  accessibili ai ceti urbani di medie condizioni  economiche.
Accanto  alla  produzione  di lana, che  vide  Firenze  e  le  Fiandre
superate dalla concorrenza britannica, si svilupp, specialmente nella
Germania  meridionale, la lavorazione di fustagni di  cotone,  tessuti
pi  andanti e pi resistenti che avranno un mercato sempre pi ampio.
Significativo  fu anche l'incremento della produzione  di  carta,  che
prese  nuovo slancio in seguito all'invenzione della stampa  ad  opera
del  tedesco  Johann  Gutenberg nella seconda  met  del  quindicesimo
secolo.
     Importanti  novit si affermarono nell'organizzazione del  lavoro
con  la  diffusione  dell'industria a domicilio  e  delle  manifatture
rurali.  La  prima,  che interess soprattutto la produzione  laniera,
aveva  come protagonista il mercante-imprenditore: questo affidava  la
materia  prima o i semilavorati a piccoli artigiani o, pi  spesso,  a
contadini,  i  quali, nelle loro abitazioni, provvedevano  alle  varie
fasi della lavorazione ed erano pagati a cottimo, ossia in proporzione
alla  quantit  di  lavoro svolto. Il prodotto  finito  veniva  quindi
trasportato  nel  magazzino  del mercante,  che  ne  curava  anche  la
vendita.   Tale   sistema   consentiva  al  mercante-imprenditore   di
risparmiare  sul  costo  della  manodopera;  generalmente  infatti,  i
contadini,  anche perch soddisfacevano parte del loro fabbisogno  con
il  lavoro  dei  campi,  si accontentavano  di  paghe  pi  basse  dei
lavoratori urbani. In alcuni casi, sempre con il medesimo obiettivo di
approfittare del minor costo del lavoro, gli imprenditori trasferirono
dalla citt alla campagna la loro azienda, dando luogo a quella che  
definita manifattura rurale.
     L'attivit  commerciale ebbe uno sviluppo  collegato  con  quella
manifatturiera:  dopo  una  prima fase  di  crisi,  durante  la  quale
comunque   la   contrazione   del   mercato   fu   compensata    dalla
diversificazione  dei prodotti, nel corso del Quattrocento  inizi  la
ripresa.   Questa   fu   accompagnata  e   sostenuta   da   importanti
trasformazioni.
     
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     Una prima rilevante novit riguard la modalit degli scambi.  Le
fiere    continuarono    a    svolgere    un    ruolo    fondamentale,
contemporaneamente  per,  la  formazione  di  compagnie   commerciali
articolate  in  filiali dislocate nei principali centri commerciali  e
dotate  di  autonomia  finanziaria  e  decisionale,  consentirono  una
gestione "sedentaria" delle attivit mercantili.
     In  campo  finanziario  e  contabile si  diffusero  tecniche  che
agevolarono gli scambi commerciali  e l'amministrazione delle aziende,
come  la  lettera di cambio e la partita doppia. Quest'ultima, fondata
sulla  registrazione  delle entrate e delle  uscite  sia  finanziarie,
ossia di denaro liquido, di crediti e di debiti, sia economiche,  vale
a  dire  di merci, consentiva una costante conoscenza della situazione
dell'azienda.   Gli   investimenti   in   campo   commerciale   furono
incentivati   dal   perfezionamento  dei  sistemi  assicurativi,   che
coprivano i rischi connessi con il trasferimento delle merci.
     Anche  i  trasporti  conobbero un notevole miglioramento,  grazie
alla  realizzazione  di  navi pi robuste e  di  maggiore  stazza.  La
diversificazione  della  produzione e le  varie  trasformazioni  delle
attivit mercantili furono accompagnate da importanti mutamenti  nelle
correnti di traffico. Il Baltico ed il Mediterraneo restarono le  aree
caratterizzate  da una maggiore intensit, ma cominciarono  ad  essere
praticate  con  sempre  maggiore  frequenza  le  nuove,  ardite  rotte
atlantiche,  che  collegavano i porti del Mediterraneo  con  Londra  e
Bruges;  particolarmente attiva in queste nuove rotte fu  Genova,  che
cos  compensava  i  danni  subiti dopo  l'interruzione  dei  contatti
diretti  con le Indie causata dalla caduta dell'impero mongolo,  e  in
seguito  alla  quale  i  mercanti  europei  erano  stati  costretti  a
ripristinare il vecchio itinerario attraverso l'Egitto e la Siria.
     L'attivit  finanziaria attravers un periodo  di  crisi  intorno
alla  met del Trecento. Particolarmente colpite furono alcune  grandi
compagnie mercantili fiorentine, come quelle dei Peruzzi e dei  Bardi,
che fallirono a causa del mancato recupero delle forti somme di denaro
prestate  a  citt, a principi e a sovrani, tra i quali Edoardo  terzo
d'Inghilterra. Il loro posto fu comunque preso da altre casate europee
ed  italiane,  tra  cui le famiglie fiorentine  degli  Strozzi  e  dei
Medici,  che,  affermatesi nel settore mercantile, si  dedicarono  con
profitto anche all'attivit di banchieri.
